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Cop 16 - Collasso garantito

Cop 16 - Collasso garantito
di John Saxe Fernandez
3 / 12 / 2010

sL'intenzione di dare continuità nella riunione di Cancun all'accordo di Copenhagen, è orientato a soddisfare non l'agenda dell'umanità di fronte agli imminenti rischi che affronta la biosfera per il riscaldamento atmosferico, ma invece i grandi interessi economico-finanziari la cui deregulation è alla base della grande crisi che si è palesata a Wall Street nel 2007 e nel disastro generalizzato del Golfo del Messico nell'aprile scorso a causa dell'esplosione del giacimento Macondo della British Petrolium: la prima catastrofe ecologica globale nel tempo della peak oil.

L'agenda della Coop 16 è quella dei sistemi finanziari tipo Goldman Sacks, Morgan Stanley e delle mega imprese del gas, del petrolio e del carbone. E' un disegno puntellato dai prestiti al governo Calderon da parte della Banca Mondiale e del BID per dar forza a nuovi “stumenti finanziari” stabiliti a Kioto e fatti propri dall'accordo di Copenhagen: il merato dei buoni di carbonio e il programma di riduzione delle emissioni per la deforestazione e la degradazione ambientale.

Tutte due funzionano basandosi sul principio, che si è rilevato infondato dal collasso di Wall Street al disastro del Golfo, che “i mercati” (leggi la classe creditrice) sotto la mano invisibile sono quelli che più adatti ad assegnare i fondi con efficienza.

Sono scelte che favoriscono la nozione che le operazioni di speculatori e di mega imprese legate al sistema energetico imperante (basato su combustibili fossili) operano in un quadro sempre più deregolato dello Stato: l'attivazione incostituzionale da parte del presidente Calderon dei “contratti incentivati” della Pemex parla chiaro. Non è l'umanità in astratto, ma gli stati metropolitani e i suoi oligopoli del petrolio, del gas, del carbone, dell'elettricità e dell'industria automobilistica, insieme a enti finanziari, imprese dell'agrobusiness e strutture organizzate per privatizzare i guadagni e socializzare i costi, quelli che spingono nell'atmosfera milioni di tonnellate di gas, tra cui il CO2, favorendo l'effetto serra.

In altri articoli si è mostrato chiaramente come il mercato dei buoni di carbonio ostacola gli sforzi nella riduzione di emissioni. Con l'incorporazione formale degli Stati uniti in questo sistema si sono accresciute le possibilità di speculare con il clima passando da investimenti di 300 milioni di dollari a 3 miliardi di dollari.

Così come i mercati privi di regolamentazione, sottoposti all'avidità di guadagni, invariabilmente collassano, anche in questi settori si accentuano speculazioni e operazioni a rischio: insieme al mercato dei buoni di carbonio si promuovono i programmi di riduzione delle emissioni, che, come dice Ana de Ita in uno studio sugli impatti nei territori contadini e indigeni del Messico e del mondo, portano con se il fatto che i paesi ricchi pagano per “mantenere” selve tropicali, sfruttando fino al 90% delle aree “sotto contratto”, e continuano a inquinare nei loro paesi. “Anche se sembra fantascienza, usando i contratti di compravendita i paesi ricchi stanno comprando dal sud del mondo la capacità dei boschi di catturare carbonio. Il mercato dei REDD permette che imprese che inquinano, tra cui alcune che sono causa di mega disastri come la Bp, la Chevron-Texaco, la Shell, comprino crediti di carbonio che provengono dalla così detta conservazione dei boschi, instaurando un nuovo modus operandi per il land grabbing nelle aree protette e attaccando i diritti di proprietà individuale e comunale con lo scopo di sottrarli a centinaia di milioni di contadini e di indigeni.

Cop 16 è una garanzia di collasso, così come intende il termine Richard Leaky nel suo testo “La sesta estinzione”, perché promuove schemi che, nel mezzo della crisi climatico inducono alla mercantilizzazione e privatizzazione del mondo, dell'atmosfera e della selva tropicale, che sono le principali fonti di biodiversità e di diminuzione dell'effetto serra. Il mercato dei buoni di carbonio e il REDD mettono il destino del termostato che controlla la temperatura terrestre (CO2) in mano a speculatori del primo mondo e a mercanti del terzo mondo.

La crisi economica non ferma i gas serra 2009, 'annus horribilis' dell'inquinamento

E' stato un anno di crisi, ma le emissioni di gas effetto serra hanno raggiunto lo stesso livelli record, in particolare di anidride carbonica e metano. Lo rivelano i dati dell'Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia Onu per il clima. Le temperature globali continuano a salire e nonostante la recessione nei maggiori paesi indutrializzati lo scorso anno le emissioni di gas effetto serra, in particolare anidride carbonica e metano, hanno toccato livelli record.

L'allarme, a pochi giorni dall'apertura del vertice Onu sul clima di Cancun, viene lanciato dall'Organizzazione meteorologica mondiale.

"L'ultimo bollettino mostra molto chiaramente che i principali gas a effetto serra hanno raggiunto i livelli massimi osservati dall'epoca preindustriale" ha detto il segretario generale aggiunto dell'Omm Jeremiah Lengoasa in una conferenza stampa. L'aumento delle concentrazioni di gas è avvvenuto "nonostante il rallentamento economico" e "sarebbe stato ancora più elevato" senza le misure prese a livello mondiale, secondo Lengoasa.

In crescita CO2 e metano
I dati dell'Omm segnalano in particolare la crescita delle concentrazioni di Co2 e di metano. Prima del 1750 il tasso di anidride carbonica, il gas serra di origine umana più presente, è rimasto pressochè costante nell'atmosfera, per poi aumentare del 38% "essenzialmente a causa delle emissioni dovute alla combustione dei combustibili fossili, al disboscamento e ai cambiamenti d'uso delle terre" rileva l'Omm.

Negli ultimi dieci anni il movimento è accelerato con una crescita annua media dell'1,88%. Quanto al metano, il secondo gas serra in termini di importanza, il suo tenore nell'atmosfera è aumentato del 158% "principalmente a causa della crescita delle emissioni dovute alle attività umano come l'allevamento di bovini, lo sfruttamento di combustibili fossili, la risicoltura e l'accumulo di rifiuti in discariche".

Prodotti dall'uomo
Circa il 60% delle emissioni di metano "hanno origine umana" dice l'organizzazione. "Se noi continuiamo come se nulla fosse, non raggiungeremo i livelli di concnetrazione atmosferica necessari a contenere in due gradi centigradi il riscaldamento globale" ha spiegato il condirettore del dipartimento ricerche dell'Omm Len Barrie. L'obiettivo stata concerdato dall'ultimo vertice Onu sul clime di Copenaghen.

"Se vogliamo cominciare a far scendere i livelli di gas serra, dobbiamo formare completamente le emissioni di questo gas" ha insistito Barrie.

Vertice di Cancun
Dal 29 novembre al 10 dicmebre i paesi che aderiscono ala Convenzione Onu sul clima si riuniscono a Cancun. Se l'obiettivo di un trattato vincolante sulio tagli al gas serra, fallito lo scorso anno a Copenaghen, è stato di fatto accantonato dall'agenda di Cancun.

Piuttosto i delegati si concentreranno sugli aiuti finanziari ai paesi poveri, la deforestazione e altre questioni secondarie, nel tentativo di ridare slancio negoziale verso un accordo complessivo alla prossima riunione annuale in Sudafrica o al summit della terra di Rio de Janeiro nel 2012.

da rai news 24

Il tragico fallimento di Copenhagen

Sul sito Global Project QUI trovate alcuni commenti audio sul fallimento del vertice. 
L'accordo approvato, al cui interno non c'è nessun limite, nessun impegno nella riduzione dei gas serra e nel freno al consumo delle risorse rappresenta un tragico fallimento dal punto di vista degli abitanti della Terra.
Quella che viene delineata è anche l'immagine delle attuali contraddizioni globali e del peso dei nuovi attori continentali che appaiono sulla scena Cina, India, Brasile, Sudafrica (da cui l'Europa è esclusa).



ARTICOLI CORRELATI

Copenhagen 12 dicembre 2009


STOP AL COLLASSO CLIMATICO !

E' ormai ammesso da tutti gli scienziati che la Terra è entrata in una fase di riscaldamento progressivo che si autoalimenta in modo sempre più preoccupante, in seguito all'aumento delle attività umane (industria, traffico, deforestazione ecc.) conseguente all'attuale modello di sviluppo basato sulla 'crescita' infinita.
Il 'cambio climatico' che si registra da alcuni anni con sempre più frequenti uragani e fenomeni atmosferici estremi, comporta anche l'aumento del livello dei mari con conseguenti inondazioni dei paesi in vicinanza, nonchè la desertificazione delle aree interne (Africa, Mediterraneo). Tali fenomeni determinano carestie, guerre, migrazioni forzate dall'Asia e dall'Africa, che aumenteranno sempre più nel prossimo futuro.
Mentre i politici si incontrano a Copenhagen - dove molti paesi industralizzati vecchi e nuovi (tra cui Usa e Cina) fanno un sacco di promesse vaghe per non realizzare nessun cambiamento conservando così il predominio degli interessi del capitalismo e preparandosi ad uscire dalla crisi in modo ancora peggiore di come ci siamo entrati – ci chiediamo cosa possiamo fare a livello locale per agire qui ed ora per salvare il nostro ambiente, finché siamo ancora in tempo.
Innanzitutto dobbiamo ridurre l'emissione di 'gas serra' (CO2) modificando il nostro stile di vita:
  • Modificare la nostra alimentazione quotidiana (più cibi biologici, meno carne, scelta di cibi a ‘kilometri zero’)
  • Ridurre in modo drastico gli imballaggi e i rifiuti (anziché nuove discariche e inceneritori!)
  • Inquinare meno (ridurre il consumo di gasolio e benzina, produrre energia puntando su ciò che proviene da fonti rinnovabili e sostenibili)
Dobbiamo ridurre le produzioni nocive e inquinanti e i materiali pericolosi per l'uomo e l'ambiente, anche approffittando della crisi di molte di queste fabbriche ormai obsolete: cambiare il modello di sviluppo.
Dobbiamo fermare la cementificazione del territorio (in 15 anni in Italia il cemento ha ricoperto un'area grande come Lazio e Abruzzo), l'estendersi di asfalto, strade, autostrade, parcheggi, supermercati... e sviluppare il traffico su rotaia e per via marittima e fluviale come gli altri paesi europei (altro che Ponte di Messina e Tav!).
Diciamo no alla nuova Autostrada Pedemontana a 6 corsie, che porterà più di 40.000 nuovi camion e auto al giorno nella nostra valle dall' A4, diretti verso l'Est Europa (altro che traffico locale!) con polveri sottili, CO2 e tutti i peggiori inquinanti portatori di tumori, oltre al rumore, al blocco della circolazione locale, alla distruzione del paesaggio e dell'ambiente.



Difendiamo la terra e il futuro nostro e dei nostri figli!



Gruppo Acquisto Solidale Valdagno
Comitato No dal Molin per i Beni Comuni - Valle Agno www.spaziopiu.it/valdagnosocialforum
Comitato Difesa Salute e Territorio - Valle Agno e Malo www.nopedemontana.135.it