15 ottobre, andiamo a Roma Uniti per l’Alternativa



Il 15 ottobre è la giornata degli indignados in tutta Europa. In Italia, una grande manifestazione attraverserà le strade di Roma. Da Vicenza organizzati diversi pullman:
SCHIO ore 5.00 di sabato c/o csa arcadia via lago di tovel
VALDAGNO ore 5.00 stazione delle corriere
MONTECCHIO M. ore 5.00 p.zza san paolo
VICENZA ore 5.30 parcheggio della valbruna
rientro in nottata di domenica
PER INFO E ADESIONI:
presidio3349000595
bocciodromo 3491858949
arcadia 3287445166
mesa 3453412916
prezzi: studenti o disoccupati 15 euro, lavoratori 25 euro

DOCUMENTO FINALE DELL’ASSEMBLEA DEL 24 SETTEMBRE 2011 DI ROMA - UNITI PER L’ALTERNATIVA
TINA, "There Is No Alternative" (come diceva la Thatcher negli anni ’80), "non c’è alternativa": questa sembra essere la logica autoritaria che le élite finanziarie e la BCE impongono all’agenda di tutti i governi europei, di centrodestra e di centrosinistra. Non c’è alternativa – questo ci dicono - alle politiche di austerity per uscire dalla crisi. È ormai sotto gli occhi di tutti l’incapacità dei governi europei, di fatto commissariati, di proporre soluzioni diverse dalle solite ricette neoliberiste: tagli, austerity, privatizzazioni, aumento del tasso di sfruttamento.
La crisi economica globale ha subito negli ultimi mesi una nuova violenta accelerazione, le cui conseguenze sono scaricate sulla vita degli uomini e delle donne. Ci troviamo oggi a pagare la crisi due volte: l’esplosione della bolla del capitalismo finanziario, per salvare le banche, è stata scaricata sui bilanci pubblici, e ora gli stessi attori finanziari transanazionali puntano il dito contro il debito pubblico così generato, lanciano attacchi speculativi e chiedono nuove misure di austerity per ridurre il debito e rendere meno rischiosi gli investimenti. In altre parole: prima ci fanno pagare la crisi, poi la sua presunta soluzione.
L’economia della crisi mette dunque in ostaggio la politica, impedendo di fatto l’esercizio di qualsiasi residua forma di sovranità popolare, definitivamente soffocata dai dogmi della governabilità e del pareggio di bilancio. Ripagare il debito e raggiungere forzatamente il pareggio di bilancio, addirittura formalizzandolo nelle costituzioni nazionali, diventa la priorità assoluta per chi governa la crisi.
Qualsiasi progetto di alternativa richiede come condizione preliminare la rottura di questo quadro di compatibilità e, di conseguenza, non può che partire dal rifiuto radicale della logica del pagamento del debito a ogni costo e del pareggio di bilancio.
I piani su cui la situazione impone di muoversi sono molteplici: nessuna iniziativa può prescidere da una proiezione immediata sullo spazio europeo. Le vicende di queste settimane ci dicono che quelle del governo italiano sono variazioni, per quanto regressive, su un tema che è composto altrove. Ciò che diciamo da anni sullo svuotamento dei palazzi del potere e sulla crisi della sovranità e della democrazia rappresentativa, è ormai sotto gli occhi di tutti, e un cambio di governo, magari in direzione tecnocratica, non comporta necessariamente un cambiamento reale. In questo contesto, non sappiamo più cosa farcene delle politiche dell’alternanza, dato che le decisioni sono prese altrove, a prescindere dal governo che scegliamo e dal suo colore politico.
Una radicale inversione di tendenza è necessaria. A 10 anni da Genova e dopo la straordinaria stagione di lotte dell’ultimo anno, i movimenti sociali hanno la responsabilità di rilanciare la propria azione in un campo più vasto, oltrepassando i limiti della resistenza e della testimonianza. C’è bisogno di un processo aperto, inclusivo e non burocratico, in grado di rendere ognuno protagonista e responsabile del comune percorso di resistenza e costruzione dell’alternativa.
Le mobilitazioni dell’ultimo anno hanno dimostrato di saper immaginare il conflitto come pratica immediatamente costituente, come terreno di riappropriazione della decisione democratica, al di fuori da ogni nesso di delega e rappresentanza. La vittoria referendaria di giugno dimostra la capacità dei movimenti di riappropriarsi degli spazi politici e giuridici della decisione. Allo stesso modo, le esperienze dell’ex Cinema Palazzo occupato e del Teatro Valle occupato, rappresentano delle sperimentazioni politiche concrete di costruzione di istituzione del comune.
«Uniti per l’alternativa» si configura quindi come spazio pubblico di condivisione di tutti i soggetti sociali e politici disposti a mettersi in gioco in questo processo, come motore di mobilitazione, inclusivo e non autosufficiente, e come luogo di costruzione di un’alternativa reale, basata su contenuti radicali e non incasellabile nelle gabbie della rappresentanza e del governo dell’austerity.
Il 15 ottobre può e deve essere il primo passo di questo duplice percorso: sul piano internazionale, è l’occasione per mettere in campo, dietro lo slogan«United for global change», una mobilitazione continentale e globale per una nuova idea di società, basata sulla giustizia sociale ed ambientale e la democrazia reale; rispetto al contesato italiano, rappresenta l’occasione, non solo per sfiduciare dal basso il Governo Berlusconi, ma anche lo spazio costituente per ogni alternativa politica. I contenuti del 15 ottobre, frutto delle mobilitazioni dei soggetti sociali, rappresentano la piattaforma per il cambiamento che vogliamo, la proposta che gli uomini e le donne di questo paese, i movimenti, i soggetti sociali in mobilitazione avanzano all’intera società.
Cogliamo positivamente le sollecitazioni e le proposte di confronto sul piano dell’alternativa, avanzate dagli amministratori locali presenti all’assemblea. Rilanciamo l’assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo e della cultura che si terrà il 30 al Teatro Valle Occupato. In vista del 15 ottobre proponiamo alle reti sociali di mettere in campo iniziative, azioni, vertenze, che consentano di moltiplicare la partecipazione al corteo.
Di questo percorso fa parte la battaglia della FIOM per la riconquista del contratto nazionale, per la sua generalizzazione e per la cancellazione dell’articolo 8 della manovra finanziaria. Occorre combattere la precarizzazione del lavoro, conquistare l’universalità e l’uguaglianza dei diritti e costruire concretamente un nuovo welfare. Riappropriarci del reddito come si occupavano le terre contro i latifondisti: la ridistribuzione della ricchezza sociale è oggi lotta contro chi produce rendita sulle nostre vite.
La nostra alternativa parte dai beni comuni, per la costruzione di un nuovo modello sociale, attraverso la gestione democratica del territorio, la riconversione ecologica della produzione, la democrazia energetica, la costruzione di un’altra scuola, di un’altra università, di un’altra ricerca, universalmente accessibili e in grado di contribuire alla svolta democratica, sociale ed ecologica di cui abbiamo bisogno. Rompere il quadro delle compatibilità, rovesciare i rapporti di forza, produrre un cambiamento reale. Questa è la nostra battaglia, questo è il percorso dell’alternativa, per una stagione di lotte che sia costituente di una nuova pratica democratica e sociale.

Appello IL FESTIVAL è UN BENE COMUNE: COSTRUIAMOLO INSIEME

pubblicata da Comitato Valleagno Nodalmolin il giorno domenica 10 luglio 2011 alle ore 6.30

GIOVEDI’ 30 GIUGNO, ORE 21.00 - ASSEMBLEA APERTA DI TUTTI COLORO CHE VOGLIONO COSTRUIRE IL FESTIVAL 2011
Alle nostre spalle ci sono mesi carichi di mobilitazioni; hanno iniziato gli studenti e i ricercatori, lo scorso autunno, affiancati presto dai lavoratori metalmeccanici; poi è arrivata la mobilitazione delle donne, quella per l’acqua e la difesa del quesito sul nucleare. Infine, la straordinaria partecipazione ai referendum, con un quorum superato di slancio sulla cresta dell’onda di una partecipazione diffusa in ogni angolo delle nostre città e borgo delle nostre campagne.
In mezzo a tanto mobilitarsi, Vicenza ha visto finalmente riconosciuto il Parco della Pace, uno spazio demilitarizzato dopo sessant’anni di filo spinato e sottratto ai progetti statunitensi. Ed è questo spazio che, oggi, abbiamo di fronte a noi: si presenta come una grande area verde, un vuoto tra tanti pieni di cemento e asfalto; un cuneo d’erba che si interseca nella città, facendo da argine all’espansionismo dell’area militare statunitense e proponendosi come un grande foglio da disegno sul quale tracciare, a matita, le suggestioni del domani.
Quell’area, ci piace immaginarla in continuo mutamento; senza strutture da costruire – perché non vogliamo aggiungere cementificazione a cementificazione – ma plasmata dal continuo attraversamento delle donne e degli uomini che lo vogliono vivere. Uno spazio che rappresenti prima di tutto un laboratorio sociale nel quale ridefinire, giorno dopo giorno, le pratiche con le quali si gestisce un territorio, nella convinzione che proprio quel fazzoletto verde possa diventare buona prassi, esempio da riproporre in altri quartieri o città, luogo nel quale si sperimenta la democrazia che verrà.
Tutto questo, s’intende, sotto il segno dei beni comuni. Che rappresentano il filo rosso che lega tutto ciò che ha attraversato il nostro Paese negli ultimi dieci mesi. Un modo nuovo di guardare ciò che caratterizza la nostra vita quotidiana, sia essa l’istruzione o il territorio, il lavoro o le risorse, l’informazione o le energie.
Anche in questo caso, il Parco della Pace può rappresentare uno straordinario laboratorio dei beni comuni, se sapremo osservarlo collettivamente come uno spazio da vivere attraverso relazioni e sinergie, scansando la tentazione di realizzarvi il proprio orticello per continuare – come abbiamo fatto in questi anni – a sperimentare le forme del fare e pensare insieme.
E’ in questo senso che guardiamo al quinto festival come a un bene comune; esso può sperimentare, in piccolo, quel che il Parco della Pace può rappresentare in grande. Non ci sentiamo autosufficienti in un percorso di questo tipo, e la mobilitazione referendaria ci ha dimostrato la forza dei tanti che si confrontano per raggiungere un obiettivo comune; pensiamo che il Festival possa rappresentare, non solo nelle sue giornate di tarda estate, ma anche nel percorso di costruzione, una straordinaria occasione perché tante diversità possano parlare tra loro, intrecciando pensieri e punti di vista per continuare quel cammino che, a Vicenza, è iniziato sei anni fa.
D’altra parte, il Festival non è un patrimonio di alcuni, bensì di quanti in questi anni l’hanno reso possibile, come i volontari, e l’hanno attraversato riempendo dibattiti ed eventi musicali. Donne e uomini delle e dei quali è bello ascoltare la voce. E’ per questo che invitiamo tutte a tutti – associazioni, comitati, movimenti, singole persone – alla prima assemblea provinciale verso il Festival No Dal Molin per i Beni Comuni 2011. Giovedì 30 giugno, ore 21.00 nel prato del Presidio Permanente.
mercoledì 29 giugno 2011

premier giapponese, decenni per decontaminare centrale

Attenzione: apre in una nuova finestra. 
09/07/2011 23:28 | AMBIENTE - INTERNAZIONALE | Fonte: kataweb

Il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha annunciato oggi che ci vorranno 'decine di anni' per decontaminare la centrale nucleare di Fukushima, devastata dal terremoto e dal successivo tsunami dell'11 marzo scorso. 'Un gran numero di persone e' stata costretta ad abbandonare la zona intorno alla centrale. Ci vorranno tre, cinque, dieci anni per poter riprendere il controllo della zona e altri decenni per rimediare alle conseguenze dell'incidente', ha dichiarato Kan. .

Referendum: Bonelli, Dopo Nucleare Governo Attacca Anche Acqua

(ASCA) - Roma, 21 apr - ''Dopo il nucleare il governo sta lavorando ad un provvedimento legislativo per far decadere anche il referendum contro la privatizzazione dell'acqua, come confermano le dichiarazioni del sottosegretario Saglia e quelle del ministro Romani''. Lo denuncia il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: ''E' in atto un gravissimo esproprio di democrazia e dei diritti che la Costituzione assegna ai cittadini attraverso lo strumento del referendum. Il governo sta rubando agli italiani il diritto di esprimersi direttamente su due questioni -acqua pubblica e nucleare- vitali per il futuro del Paese''. ''Mai nella storia della repubblica e' accaduto che si approvassero strumentalmente e in modo truffaldino provvedimenti che hanno come unico scopo quello di far saltare i referendum -prosegue il leader ecologista-. Acqua e Nucleare hanno un valore di oltre 100 miliardi di euro che le grandi multinazionali dell'energia e dell'acqua intendono spartirsi prelevandoli dalle tasche dei cittadini''. ''Si tratta di un fatto gravissimo e per questa ragione ci appelliamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinche' sia garantito il diritto al voto chiesto da oltre 2 milioni di italiani, a partire dal nucleare -conclude Bonelli-. L'approvazione di norme strumentali che hanno come obiettivo l'esproprio del diritto al referendum non fanno venir meno l'esigenza di svolgere le consultazioni popolari''.

FACCIAMO L'ORTO A SCUOLA

Dai pasti a chilometri zero, al risparmio energetico. Dalla mobilità scolastica sostenibile alla riduzione dei rifiuti. Tanti i progetti ideati degli studenti italiani che hanno partecipato al concorso del Wwf realizzato insieme a Repubblica@Scuola. E molti diventeranno realtà. Al liceo scientifico Enrico Fermi di Bari il primo premio
Spazi aperti della scuola trasformati in verde destinato alla frutticoltura e alla coltivazione degli aromi. Ortaggi e frutta a chilometri zero per le classi e per tutto un quartiere. Semplice e fattibile. Con questo il progetto il liceo scientifico Enrico Fermi di Bari ha vinto il concorso "La mia scuola non divora il Pianeta" giunto oggi, in occasione della Giornata della Terra dedicata a un miliardo di azioni verdi, alla sua conclusione. L'iniziativa era aperta a tutti gli studenti delle scuole medie e superiori iscritte al progetto didattico Repubblica@Scuola ed è stata realizzata con la collaborazione del Wwf Italia e con il sostegno di Electrolux nell'ambito dell'evento mondiale per il clima l'Ora della Terra.

Originalità, specificità e realizzabilità. A scrivere il progetto è stata ladynina12 1, una redattrice del team editoriale del liceo Enrico Fermi di Bari. "Il nostro liceo presenta dei bellissimi patii interni che dall'anno scorso sono stati adibiti ad agrumeti o frutteti - così ha iniziato l'autrice - ma gli spazi perimetrali sono talvolta poco curati, non sono vissuti a pieno eppure potrebbero diventarlo, anzi in questo mio ipotetico progetto, si trasformerebbero in punti di forza dell'intero plesso". La giovane giornalista con il suo articolo-progetto ha fatto vincere al proprio istituto 5 mila euro, messi a disposizione da Electrolux, e potrà così vedere realizzato quel che ha pensato.

Le idee presentate sono state più di trecento. Poi ridotte a una rosa più ristretta di finalisti. Tanti i progetti e le idee. Dai pasti a chilometri zero al risparmio energetico. Dalla mobilità scolastica sostenibile alla riduzione dei rifiuti. E poi varie proposte di comunicazione sul territorio, corsi di formazione e idee per l'adozione di percorsi e sentieri. Tanti si sono misurati con la difficile impresa di mettere insieme la voglia di fare, l'amore per l'ambiente e la capacità di arrivare a un qualcosa di realizzabile. Brunetta, una redattrice delle medie inferiori, con un piccolo componimento semplice e diretto, ha proposto che ogni studente "dovrebbe avere la possibilità di curare anche solo un quadratino di terra, e seguire la crescita di un alberello o piantina. Questa iniziativa servirebbe a far nascere l'amore per la natura e quindi per la vita".

"Nei numerosi progetti arrivati - racconta Maria Antonietta Quadrelli responsabile Educazione Wwf Italia - è stato facile leggere non solo un gesto di sostenibilità, ma soprattutto il passaggio da una cultura dello spreco a una cultura dell'attenzione. Abbiamo premiato l'idea meno 'punitivà - perché la sostenibilità non è un 'sacrificio', ma un'opportunità per migliorare la qualità delle nostre vite - quella meglio realizzabile, la più creativa, quella che più coinvolge la comunità cittadina".

Tutti i finalisti selezionati riceveranno comunque un "premio di consolazione" e per molti dei loro progetti si farà in modo che possano essere realizzati. Il liceo scientifico Enrico Fermi di Bari riceverà il premio il 21 giugno a Milano, nell'ambito della seconda edizione del convegno "Semi di Sostenibilità" organizzato da WWF e Electrolux, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia.


da repubblica.

it
(22 aprile 2011)

Riunione mensile

Lunedì 4 aprile ore 20.30 presso la cooperativa studio progetto di Cornedo

Serata del baratto


Come funziona?

si tratta di portare con sè cose (in questo caso abiti e accessori) che non usiamo più, ma che siano in ordine e in buono stato,per scambiarli con qualcosa che ci è utile.
Nello spirito in cui lo intendiamo noi prevalgono la gratuità e il piacere di condividere, per cui ognuno metterà a disposizione ciò che ha portato.

A fine serata, se volete, ciò che resta può essere lasciato lì, lo porteremo alla Caritas.

Vi aspettiamo:
Mercoledì 23 marzo ore 20.30 presso la Cantina Sociale
via Manin in centro a Valdagno (Vicino al Duomo)

L'Italia che batte la globalizzazione. I Gas salvano le nostre aziende

E' la nuova frontiera dei G.a.s., ovvero i Gruppi di acquisto solidali. Un'Italia invisibile, eppure sempre piu' influente. Difficile ignorare 50-70mile famiglie (pari ad almeno 200mila persone), che fanno la spesa al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali, che hanno deciso di dare una forte impronta etica ed ecologica ai propri consumi e al proprio stile di vita. Era una realta' piccola quasi folkloristica fino a pochi anni fa, sta diventando un sistema economico sempre piu' importante ed esteso. I membri dei G.a.s. non aquistano piu' solo verdura, frutta, formaggi e pasta, ma anche scarpe, maglioni, camicie, felpe, indumenti per bambini, persino pannolini ecologici. Tutti rigorosamente italiani. Trattasi di famiglie che non comprano i prodotti col marchietto verde "bio", anche perche' al supermercato non vanno mai; piuttosto si prendono la briga di andare a conoscere personalmente il produttore, che spesso abita a una manciata di chilometri da loro. Ne verificano la buona fede, i metodi di produzione e, se davvero soddisfatti, instaurano con lui un rapporto fiduciario, mutualmente vantaggioso. Lui, il produttore, smette di dipendere dai grossisti, e guadagna molto di piu'. Loro, i consumatori, risparmiano rispetto ai supermercati, o comunque lo stesso, ma hanno la certezza di comprare davvero ecologico e di premiare chi crea il prodotto anziche' gli intermediari. Aiutano l'Italia, davvero e senza retorica. C'e' chi si lamenta della globalizzazione ma poi compra solo beni firmati loro invece agiscono.
Oltre l'agroalimentare - L'iniziativa di ampliare il raggio d'azione dei G.a.s. oltre l'agroalimentare, e' merito principalmente di un uomo, Giri Perinello, il primo ad osare. Veneto di 52 anni, grossista di suole di scarpe fino a quando le aziende non ha delocalizzato, da qualche anno ha sposato la causa dei G.a.s. Il tessuto industriale italiano e' densamente popolato di terzisti, ovvero di piccole e talvolta piccolissime aziende che lavorano per conto di grandi marchi. Uno compra un maglione della famosissima azienda XY, ma non sa che magari e' fatto in Veneto, da una ditta sconosciuta. Fino al 2008 il meccanismo ha retto, poi la crisi ha fatto precipitare la situazione. Le grandi aziende hanno tirato sui margini, gia' irrisori, mettendo i terzisti alle corde. Della serie: o accetti il mio prezzo o trasferisco tutto in Portogallo o in Romania. Chi acconsente opera alla pari o sottocosto, chi rifiuta e' costretto a chiudere. A meno che non intervenga un G.a.s¦. La storia, molto bella, ma sconosciuta al grande pubblico, narra di decine di imprese scampate al fallimento o al racket della malavita grazie agli acquisti solidali, che, accordano, un prezzo equo, etico e in questo caso salvifico, come avvenuto allo storico Caseificio brescioano Tomasoni o al coltivatore siciliano di agrumi Roberto Li Calzi.

L'esempio di Astorflex - Il caso piu' famoso, al di fuori dell'agroalimentare e' quello del produttore mantovano di scarpe Astorflex, di cui il Giornale parlo' nel dicembre 2009. Allora la ditta soffriva e sperava; un anno dopo la trasformazione e' spettacolare. Nuovi assunti, fatturato in crescita, esplosione delle vendite via internet e, per la prima volta, utili significativi; che il proprietario, Fabio Travenzoli, ha investito subito nell'azienda, ampliando il capannone e creando uno spaccio aziendale. Entri alla Astorflex e respiri un clima nuovo: dipendenti che restano fino a tarda sera, ma col sorriso. Travenzoli che prima lavorava sempre al limite e sempre sotto ricatto, ora puo' progettare, investire e sentirsi profondamente gratificato. Come dovrebbe essere ogni imprenditore.

Saltare gli intermediari - Cos'e' successo? I G.a.s. ora coprono buona parte del fatturato della sua azienda. Le comprano per solidarieta', ma non solo: soprattutto perche' son fatte a regola d'arte. Hanno pelli di qualita', sottopiedi in cuoio e persino la concia vegetale anziche' a quella chimica. Sono di migliore qualita' eppure costano la meta' rispetto ai concorrenti. Il trucco e' sempre lo stesso: «Se il 70% del prezzo pagato al dettaglio viene intascato dagli intermediari, mettendo direttamente produttori e consumatori fai l'interesse degli uni e degli altri», spiega Perinello, l'amico e ora socio che un paio d'anni fa convinse Travenzoli a tentare questa avventura. Aveva ragione lui e ora prova a vincere anche una seconda sfida: replicare in altri settori, rivolgendosi a piccole e medie imprese, naturalmente, dirette da imprenditori capaci e perbene,che non inquinano, che rispettano le leggi, che si sentono responsabili nei confronti dei propri dipendenti. Aziende che ora vedono stringersi il cappio intorno al collo. Perinello ha creato un portale Xigas , di supporto alla sua instancabile attivita' Porta a Porta, anzi, Gas .a Gas.

Piccoli produttori si uniscono - A San Margherita D'Adige, in provincia di Padova, un giovane terzista, Massimo Pinzan, ha osato un'iniziativa inimmaginabile solo tre anni fa: ha chiesto ad altre aziende di collaborare e insieme hanno creato Produttori Indipendenti. Pinzan partecipa con le felpe della sua Dimensione Tessile, Alvise Gabaldo e Noe' Nicolini con la maglieria di lana di Confezioni Margaret , Confezione Anna contribuisce con la maglieria in cotone per bambino e Spazio Moda, nel cremonese, camicie da uomo. Tutte e quattro continuano a lavorare come terzisti, ma da qualche mese vendono anche ai G.a.s. e ai privati presentandosi come Produttori indipendenti. Stessa formula di Astorflex, stesso spirito. Il prezzo e' trasparente ovvero al consumatore viene indicato quanto costa produrre il capo, qual e' l'utile, quanto incidono le spese di trasporto. «E per chiunque lo desideri le porte delle nostre aziende sono sempre aperte», assicura Alvise Gabaldo. «E' importante che sappiano che i capi siano prodotti davvero qui e non dati in subappalto ai laboratori cinesi», precisa Pinzan.

Sara' un altro successo? E' presto per dirlo. Di certo nascono in Italia iniziative analoghe, mentre altre aziende, pur non essendo in difficolta', trovano nei G.a.s. lo stimolo e le risorse necessarie per ampliarsi e fare ricerca, come Officina Naturae, che propone detersivi biologici e ha appena ingrandito gli stabilimenti senza delocalizzare o come la Wellness innovation project che produceva poliuretano espanso e ora pannolini compostabili e biodegradabili. Aziende guidate da italiani, che qui assumono, qui producono, qui vendono, qui creano ricchezza. In decisa controtendenza rispetto alla globalizzazione. Grazie ai G.a.s.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

Adulterare gli alimenti non è più reato

Adulterare gli alimenti non è più reato
Legge cancellata dal 'semplificatore' Calderoli


Il provvedimento 'taglialeggi' abroga la l.263 del 1962, che puniva le sofisticazioni dannose alla salute. La denuncia del pm Guariniello: "Bloccati i processi sulla mozzarella blu e su altri casi simili". Il Pd: "Presenteremo un emendamento al decreto milleproroghe"
Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli
ROMA - Più che semplificare, il 'taglialeggi' varato dal ministro Roberto Calderoli rischia di azzerare l'ordinamento giurifico, abrogando leggi di vitale importanza. Se infatti si è rivelato un falso allarme quello dell'abrogazione del tribunale dei minori 1 (in effetti la norma di abrogazione c'era, ma è stata corretta in extremis prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), al momento sembra definitiva l'abrogazione della legge 263 del 1962, che puniva le adulterazioni alimentari. A denunciarla il pm di Torino Raffaele Guariniello, che si occupa abitualmente di questo tipo di reati, e che dalla seconda metà di dicembre si trova di fatto bloccato, non avendo più alcuna normativa alla quale fare riferimento. Tra i procedimenti bloccati c'è anche quello sulle "mozzarelle blu".

Ma come si è arrivati all'abrogazione di una legge così importante, che tutela la salute dei cittadini? Il provvedimento "taglia-leggi" del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, ha cancellato le norme risalenti a prima del 1970. Per evitare che finissero al macero delle leggi di cui si riteneva "indispensabile la permanenza in vigore", il decreto 179 del 2009 aveva previsto che entro un anno venissero corretti "eventuali errori e omissioni", stilando un apposito elenco di provvedimenti da salvare: la 263/62, non vi compare e, quindi, deve essere considerata abrogata a partire dall'11 dicembre.

Finora il pm Guariniello aveva continuato a indagare su "mozzarelle blu" e altri fenomeni analoghi grazie a una sentenza della Cassazione, depositata il 31 marzo 2010, che analizzando l'intreccio delle norme stabiliva che la 263/62 restava in vigore fino a dicembre. Il termine, però, ormai è scaduto e adesso, anche se la legge venisse riesumata, i processi si concluderanno con delle assoluzioni in base al principio che devono essere applicate le norme più favorevoli agli imputati.

Il magistrato ha preso contatto con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per chiedere se è possibile prendere dei provvedimenti che salvino le indagini. La vicenda viene anche denunciata dal Pd, che annuncia la presentazione di "un emendamento al decreto milleproroghe per ristabilire la legge sulla tutela degli alimenti e salvaguardare la salute a tavola degli italiani".

Proprio questa mattina, Guariniello ha sospeso la procedura verso il rinvio a giudizio per due casi, scoperti a Torino, di messa in commercio di pesce adulterato: "Restiamo senza il baluardo che ci permetteva di combattere adulterazioni e contaminazioni", ha denunciato il magistrato, ricordando che anche "in passato c'erano stati blandi tentativi di depenalizzazione che non erano andati a buon fine. Ma questa non è una depenalizzazione: è un'abrogazione vera e propria. Vuol dire che certi comportamenti diventano leciti".

Secondo Guariniello è possibile tuttavia che il governo trovi il modo di ripristinare la legge. "Ma il problema - spiega - è che dallo scorso dicembre la 283 è stata di fatto eliminata, visto che non è stata inclusa nello speciale elenco delle norme da salvare. Per questo motivo, in tribunale non può più essere applicata. E gli imputati, in caso di processo, a meno che non vengano contestati anche altri reati, dovranno essere assolti".

Secondo quanto ha potuto accertare l'Ansa, il primo caso di assoluzione si è verificato lo scorso 21 dicembre in un tribunale dell'Italia del Sud. L'interessato era il gestore di un esercizio commerciale: il suo avvocato ha sollevato la questione e il giudice lo ha assolto "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato".
Ma questa non è una depenalizzazione: è un'abrogazione vera e propria. Vuol dire che certi comportamenti diventano leciti".



(15 gennaio 2011)

Cop 16 - Collasso garantito

Cop 16 - Collasso garantito
di John Saxe Fernandez
3 / 12 / 2010

sL'intenzione di dare continuità nella riunione di Cancun all'accordo di Copenhagen, è orientato a soddisfare non l'agenda dell'umanità di fronte agli imminenti rischi che affronta la biosfera per il riscaldamento atmosferico, ma invece i grandi interessi economico-finanziari la cui deregulation è alla base della grande crisi che si è palesata a Wall Street nel 2007 e nel disastro generalizzato del Golfo del Messico nell'aprile scorso a causa dell'esplosione del giacimento Macondo della British Petrolium: la prima catastrofe ecologica globale nel tempo della peak oil.

L'agenda della Coop 16 è quella dei sistemi finanziari tipo Goldman Sacks, Morgan Stanley e delle mega imprese del gas, del petrolio e del carbone. E' un disegno puntellato dai prestiti al governo Calderon da parte della Banca Mondiale e del BID per dar forza a nuovi “stumenti finanziari” stabiliti a Kioto e fatti propri dall'accordo di Copenhagen: il merato dei buoni di carbonio e il programma di riduzione delle emissioni per la deforestazione e la degradazione ambientale.

Tutte due funzionano basandosi sul principio, che si è rilevato infondato dal collasso di Wall Street al disastro del Golfo, che “i mercati” (leggi la classe creditrice) sotto la mano invisibile sono quelli che più adatti ad assegnare i fondi con efficienza.

Sono scelte che favoriscono la nozione che le operazioni di speculatori e di mega imprese legate al sistema energetico imperante (basato su combustibili fossili) operano in un quadro sempre più deregolato dello Stato: l'attivazione incostituzionale da parte del presidente Calderon dei “contratti incentivati” della Pemex parla chiaro. Non è l'umanità in astratto, ma gli stati metropolitani e i suoi oligopoli del petrolio, del gas, del carbone, dell'elettricità e dell'industria automobilistica, insieme a enti finanziari, imprese dell'agrobusiness e strutture organizzate per privatizzare i guadagni e socializzare i costi, quelli che spingono nell'atmosfera milioni di tonnellate di gas, tra cui il CO2, favorendo l'effetto serra.

In altri articoli si è mostrato chiaramente come il mercato dei buoni di carbonio ostacola gli sforzi nella riduzione di emissioni. Con l'incorporazione formale degli Stati uniti in questo sistema si sono accresciute le possibilità di speculare con il clima passando da investimenti di 300 milioni di dollari a 3 miliardi di dollari.

Così come i mercati privi di regolamentazione, sottoposti all'avidità di guadagni, invariabilmente collassano, anche in questi settori si accentuano speculazioni e operazioni a rischio: insieme al mercato dei buoni di carbonio si promuovono i programmi di riduzione delle emissioni, che, come dice Ana de Ita in uno studio sugli impatti nei territori contadini e indigeni del Messico e del mondo, portano con se il fatto che i paesi ricchi pagano per “mantenere” selve tropicali, sfruttando fino al 90% delle aree “sotto contratto”, e continuano a inquinare nei loro paesi. “Anche se sembra fantascienza, usando i contratti di compravendita i paesi ricchi stanno comprando dal sud del mondo la capacità dei boschi di catturare carbonio. Il mercato dei REDD permette che imprese che inquinano, tra cui alcune che sono causa di mega disastri come la Bp, la Chevron-Texaco, la Shell, comprino crediti di carbonio che provengono dalla così detta conservazione dei boschi, instaurando un nuovo modus operandi per il land grabbing nelle aree protette e attaccando i diritti di proprietà individuale e comunale con lo scopo di sottrarli a centinaia di milioni di contadini e di indigeni.

Cop 16 è una garanzia di collasso, così come intende il termine Richard Leaky nel suo testo “La sesta estinzione”, perché promuove schemi che, nel mezzo della crisi climatico inducono alla mercantilizzazione e privatizzazione del mondo, dell'atmosfera e della selva tropicale, che sono le principali fonti di biodiversità e di diminuzione dell'effetto serra. Il mercato dei buoni di carbonio e il REDD mettono il destino del termostato che controlla la temperatura terrestre (CO2) in mano a speculatori del primo mondo e a mercanti del terzo mondo.

I soldi per la Pedemontana al Veneto alluvionato


Firma la petizione
www.firmiamo.it/i-soldi-della-pedemontana-ai-veneti-alluvionati

Parte da Istanbul la campagna contro il procedimento di 'sbiancatura', che in Turchia ha provocato 46 morti bianche

DA PEACEREPORTER
Sarà lanciata ufficialmente sabato 27 novembre, a Istanbul, la campagna internazionale di sensibilizzazione per l'abolizione della sabbiatura nella produzione di jeans, che solo in Turchia ha ucciso 46 operatori negli ultimi anni e stime prudenti indicano che oltre 5 mila persone sono a rischio.
Il processo di schiaritura del denim che avviene attraverso l'applicazione di sabbia sparata ad alta pressione tramite dei compressori. Questa tecnica, eseguita manualmente, permette di raggiungere un look "sbiancato", ma al contempo disperde nell'aria una quantità enorme di silice, un componente presente nella sabbia altamente tossico. Le decine di organizzazioni internazionali che hanno già aderito alla campagna denunciano i rischi gravi per la salute dei lavoratori che utilizzano questa procedura: rapporti medici dimostrano che gli addetti alle operazioni di sandblasting possono sviluppare una forma acuta di silicosi (malattia polmonare non curabile e potenzialmente letale) in soli 6-24 mesi di lavoro, a fronte dei 20 anni di incubazione riscontrati nel settore minerario.
La situazione, poi, è ulteriormente aggravata dalle condizioni di partenza di questi lavoratori, nella maggior parte dei casi giovani migranti, spesso donne e bambini, che, oltre ai seri problemi di salute, devono anche affrontare la mancanza di assistenza e di risarcimenti che sono indispensabili per far fronte alle cure mediche e alle difficoltà economiche derivanti dalla malattia.

La crisi economica non ferma i gas serra 2009, 'annus horribilis' dell'inquinamento

E' stato un anno di crisi, ma le emissioni di gas effetto serra hanno raggiunto lo stesso livelli record, in particolare di anidride carbonica e metano. Lo rivelano i dati dell'Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia Onu per il clima. Le temperature globali continuano a salire e nonostante la recessione nei maggiori paesi indutrializzati lo scorso anno le emissioni di gas effetto serra, in particolare anidride carbonica e metano, hanno toccato livelli record.

L'allarme, a pochi giorni dall'apertura del vertice Onu sul clima di Cancun, viene lanciato dall'Organizzazione meteorologica mondiale.

"L'ultimo bollettino mostra molto chiaramente che i principali gas a effetto serra hanno raggiunto i livelli massimi osservati dall'epoca preindustriale" ha detto il segretario generale aggiunto dell'Omm Jeremiah Lengoasa in una conferenza stampa. L'aumento delle concentrazioni di gas è avvvenuto "nonostante il rallentamento economico" e "sarebbe stato ancora più elevato" senza le misure prese a livello mondiale, secondo Lengoasa.

In crescita CO2 e metano
I dati dell'Omm segnalano in particolare la crescita delle concentrazioni di Co2 e di metano. Prima del 1750 il tasso di anidride carbonica, il gas serra di origine umana più presente, è rimasto pressochè costante nell'atmosfera, per poi aumentare del 38% "essenzialmente a causa delle emissioni dovute alla combustione dei combustibili fossili, al disboscamento e ai cambiamenti d'uso delle terre" rileva l'Omm.

Negli ultimi dieci anni il movimento è accelerato con una crescita annua media dell'1,88%. Quanto al metano, il secondo gas serra in termini di importanza, il suo tenore nell'atmosfera è aumentato del 158% "principalmente a causa della crescita delle emissioni dovute alle attività umano come l'allevamento di bovini, lo sfruttamento di combustibili fossili, la risicoltura e l'accumulo di rifiuti in discariche".

Prodotti dall'uomo
Circa il 60% delle emissioni di metano "hanno origine umana" dice l'organizzazione. "Se noi continuiamo come se nulla fosse, non raggiungeremo i livelli di concnetrazione atmosferica necessari a contenere in due gradi centigradi il riscaldamento globale" ha spiegato il condirettore del dipartimento ricerche dell'Omm Len Barrie. L'obiettivo stata concerdato dall'ultimo vertice Onu sul clime di Copenaghen.

"Se vogliamo cominciare a far scendere i livelli di gas serra, dobbiamo formare completamente le emissioni di questo gas" ha insistito Barrie.

Vertice di Cancun
Dal 29 novembre al 10 dicmebre i paesi che aderiscono ala Convenzione Onu sul clima si riuniscono a Cancun. Se l'obiettivo di un trattato vincolante sulio tagli al gas serra, fallito lo scorso anno a Copenaghen, è stato di fatto accantonato dall'agenda di Cancun.

Piuttosto i delegati si concentreranno sugli aiuti finanziari ai paesi poveri, la deforestazione e altre questioni secondarie, nel tentativo di ridare slancio negoziale verso un accordo complessivo alla prossima riunione annuale in Sudafrica o al summit della terra di Rio de Janeiro nel 2012.

da rai news 24

Perché l'asma cresce fra i bambini

MALATTIE RESPIRATORIE
Perché l'asma cresce fra i bambini
Come fare per prevenire gli "attacchi"
L'allarme dal Congresso nazionale di pneumologia. Le cause principali dell'aumento sono lo smog, la cattiva alimentazione e l'esposizione al fumo passivo, ma conta anche la qualità dell'aria a scuola e a casa. Dieta sana e diagnosi precoce sono le vie migliori per la prevenzione
di ADELE SARNO repubblica.it

Perché l'asma cresce fra i bambini Come fare per prevenire gli "attacchi"

ROMA - I bambini sono più soggetti alle malattie respiratorie rispetto agli adulti e soprattutto oggi soffrono d'asma bronchiale cinque volte di più rispetto agli anni Settanta. L'allarme viene dall'XI congresso nazionale di pneumologia, promosso dalla Società italiana di medicina respiratoria e in corso a Milano. E' noto che i bambini inalano maggiori volumi d'aria a un'altezza più vicina al suolo, dove gli inquinanti prodotti dai veicoli sono maggiormente concentrati; spesso sono esposti al fumo passivo, mangiano male e vivono in ambienti poco salubri, casa inclusa. A marzo nella V Conferenza ministeriale ambiente, allergologi ed esperti del settore avevano puntato il dito anche contro la scuola, rilevando che non di rado "Pm10 e formaldeide sono presenti più in classe che all'aria aperta".

La conseguenza di tutto ciò è che oggi l'asma è una malattia che interessa circa 3 milioni di italiani, è responsabile di più di 1.000 decessi all'anno e si sta diffondendo soprattutto tra i bambini: mentre tra la popolazione adulta l'aumento percentuale sul complesso delle malattie respiratorie è del 5,3%, tra i bambini è del 10% contro il 2,3% degli anni Settanta.

Al congresso milanese, gli esperti hanno ribadito che tra le cause del fenomeno prevalgono i cambiamenti ambientali, le città sempre più inquinate, un'alimentazione sbagliata e il fumo passivo, anche quello "prenatale". "L'aumento del trend dell'asma nei bambini e negli adolescenti registrato negli ultimi anni è andato di pari passo con lo sviluppo industriale ed economico dei Paesi europei - spiega Stefano Centanni, presidente della Società italiana di medicina respiratoria - . Tali fattori potrebbero cominciare a determinare un condizionamento del sistema immunitario e una sensibilizzazione allergica addirittura in utero e poi nelle prime fasi di vita".

L'impatto dell'asma si può però prevenire o limitare con un corretto stile di vita. Una dieta ricca di frutta e verdura, per esempio, può mantenere i sistemi di difesa al massimo dell'efficienza contro i danni ossidativi da radicali liberi. E ancora, l'eliminazione del fumo di sigaretta durante la gravidanza e nel periodo postnatale permette di ridurre il rischio di asma perché non altera la funzione polmonare.

Allo stesso modo, dicono i medici, durante la crescita è importante tenere sotto controllo il peso dei bambini. Le alterazioni del fisico dovute a una condizione di sovrappeso possono infatti modificare la normale capacità della gabbia toracica e del polmone di dilatarsi correttamente e provocare ripercussioni anche sull'albero bronchiale con maggiore tendenza all'ostruzione bronchiale stessa.

Al di là delle misure di prevenzione, ai genitori è consigliato di prestare attenzione anche ai possibili segnali di insorgenza dei sintomi. L'asma è infatti una malattia cronica, per la quale non esiste oggi trattamento risolutivo, ma è possibile controllarne il decorso, riducendo gli attacchi. Per questo è importante la diagnosi precoce e un genitore, prima di ricorrere al medico, deve saper riconoscere i sintomi più frequenti della malattia: crisi respiratorie, tosse, soprattutto quella notturna, sibili, raffreddori di lunga durata, senso di oppressione al torace.

Per prepararsi, è bene saper rispondere ad alcune domande. 1) Il bambino ha manifestato "respiro sibilante", tosse insistente e difficoltà respiratoria? 2) Tali sintomi sono particolarmente evidenti dopo esposizione a fumo passivo, animali domestici, umidità, muffe, infezioni respiratorie, aria fredda, attività fisica, dopo la risata e il pianto? 3) La difficoltà respiratoria è causa di risvegli, tosse ed apnee nel corso della notte? 4) Sono presenti anche sintomi "nasali" come gocciolamento, prurito nasale, starnuti e congestione? In caso affermativo, queste situazioni combinate segnalano il rischio della malattia.

Dopo la diagnosi del medico si può pensare al trattamento più adatto. Perché sebbene l'asma non sia una malattia curabile, si può ridurre l'intensità dell'infiammazione; fattore questo che più di tutti determina il livello di gravità della patologia, e che meglio risponde alla terapia con farmaci antinfiammatori somministrati per via inalatoria, anche in assenza di altri sintomi.

"La bronco-ostruzione causata da contrazione delle vie respiratorie - dicono gli esperti dell'Istituto superiore di sanità - può essere trattata con inalazione di farmaci broncodilatatori. L'uso di questi medicinali però richiede la somministrazione di antiinfiammatori che agiscono anche sulla formazione di tappi di muco che occludono le vie aeree periferiche". Questi si trovano in forme diverse, dallo spray alle pillole, ma la corretta terapia è necessariamente individuale e quindi un piano di controllo dell'asma va messo a punto col medico a seconda del tipo e della ricorrenza degli attacchi nei diversi pazienti.

(21 ottobre 2010)

Riunione Gas

Ricordo a tutti la riunione di lunedì ore 20.30 oratorio di Valdagno

16 Ottobre Tutti a Roma Uniti contro la Crisi

Rigas

16 Ottobre Tutti a Roma Uniti contro la Crisi nelle giornate della Minga Global
11 / 10 / 2010

Dal 12 al 17 ottobre “Minga Globale” per la giustizia ambientale e sociale - “Azioni in comune”, come dicono i popoli originari, per la difesa dei beni comuni, della Democrazia e della Madre Terra. La Rigas - rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, dal 12 al 17 ottobre promuove in Italia iniziative, conferenze, mobilitazioni e incontri.

Facendo proprio l’appello lanciato a Cochabamba, in Bolivia, durante la conferenza mondiale sulla giustizia climatica ed i diritti della Terra, Rigas porta avanti in tutto il territorio nazionale attività per la difesa dei beni comuni, del territorio, dei diritti sociali e della Democrazia.

L’obiettivo è quello di continuare a rafforzare la costruzione di un Movimento Mondiale per la giustizia ambientale e sociale, per affrontare la difficile sfida posta dalle crisi, climatica, economica, energetica, alimentare, finanziaria e migratoria, che colpiscono ormai miliardi di esseri umani e l’intero ecosistema Terra. Impegnarsi in tutto il paese per impedire le privatizzazioni dei beni comuni, a partire dalla battaglia per l’acqua pubblica, denunciare ed evitare lo scempio di molti territori, avvelenati o vittime di opere faraoniche inutili per gli italiani e le italiane, come il ponte sullo stretto, il treno ad alta velocità in val di Susa o la base militare statunitense in centro città di Vicenza, solo per citarne qualcuna.

Rigas sarà impegnata anche per chiedere la costituzione di un Tribunale sulla Giustizia Climatica e soprattutto porta avanti le campagne e le attività in vista di Cancun, Messico, dove il prossimo fine novembre la COP 16 e tutti i Governi della Terra si riuniranno per affrontare la più grave minaccia planetaria: i cambiamenti climatici.
Il fallimento del COP 15 lo scorso dicembre a Copenaghen, rappresenta un monito ed un invito all’azione per tutti gli abitanti del pianeta Terra affinché si mobilitino per impedire l’ennesimo fallimento della governance globale, ormai incapace dentro questa cornice di affrontare e risolvere la crisi ecologica. Solo i popoli della Terra possono mettere in moto la spinta per costringere i governi a cambiare, prima che sia troppo tardi.

Per gli stessi motivi legati alla giustizia ambientale e sociale, Rigas il 16 ottobre sarà al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per la manifestazione convocata da FIOM CGIL. A Roma in piazza per difendere non solo il diritto al lavoro ma alla Democrazia, minacciato in Italia da un governo e da un modello che pensano di far pagare la crisi ed i loro errori agli italiani ed alle italiane.

Il 17 per chiudere il ciclo di incontri e iniziative, si terrà una assemblea all’Università la Sapienza insieme agli studenti. Orario e aula saranno comunicati nei prossimi giorni.

Sì, ma quanto costa un Moment?

di Elisa Manacorda - l'espresso

Il prezzo delle medicine più comuni può cambiare anche del 50 per cento, a seconda del luogo in cui le si compra: farmacie, parafarmacie, ipermercati. Ecco la guida al risparmio "in pillole" di Altrconsumo
(06 ottobre 2010)
Farsi passare il mal di testa, abbassare la febbre a un bambino, ridurre i dolori mestruali: può costare più o meno, a seconda dei medicinali che si scelgono, ma anche a seconda del posto in cui si comprano.

Un'indagine di Altroconsumo condotta in dieci città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Verona) ha confrontato i prezzi di 68 farmaci senza obbligo di ricetta in 144 punti vendita tra farmacie, parafarmacie e ipermercati (16). Scoprendo variazioni di prezzo per uno stesso prodotto che sfiorano il 70 per cento.

Qualche esempio
Il Buscopan (30 compresse rivestite 10 mg) costa in media 6,90 euro in una farmacia, 6,61 euro in una parafarmacia, 5,57 euro in un ipermercato. Il Moment 200 (12 compresse) varia tra i 4,42 euro di una farmacia e i 3,43 euro di un ipermercato. Il Tantum verde colluttorio (120 ml) da 4,31 euro a 3,57 euro. E così via. Per un confronto di prezzi online, si può andare sul sito www.altroconsumo.it/farmaci: la banca dati dell'associazione consente di avere l'elenco di tutti i farmaci equivalenti (cioè con la stessa composizione, efficacia e qualità), ordinati a seconda del costo della confezione (dal più conveniente al più costoso).

«Se si sceglie il punto vendita più conveniente», dicono dall'associazione dei consumatori «in genere l'ipermercato, il prezzo di uno stesso medicinale può ridursi del 18 per cento». Ma le variazioni colpiscono anche le stesse farmacie, dove il prezzo medio di un OTC ("over the counter, cioè il farmaco da banco") può variare del 57 per cento, mentre in una parafarmacia le variazioni toccano il 37 per cento.

Altroconsumo ha anche stilato la lista dei luoghi più convenienti dove acquistare i medicinali: in testa è l'ipermercato E.Leclerc Conad di Bologna, dove si sono registrati risparmi fino al 20 per cento, così come l'Ipercoop di Milano o l'Auchan di Bari. Risparmi inferiori al 10 per cento si registrano invece al Panorama di Roma o al Carrefour di Torino. In fondo, le "lenzuolate" dell'allora ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani a qualcosa sono servite: dal 2006 a oggi la liberalizzazione del settore ha stimolato la concorrenza tra la farmacia e i nuovi luoghi di vendita, dando una spinta alla riduzione dei prezzi dei farmaci da banco. Tanto che l'associazione chiede che anche i farmaci in fascia C con ricetta – sempre in presenza di un farmacista nel luogo di vendita – possano essere acquistabili al di fuori delle farmacie.
Eppure il governo sembra intenzionato a cambiare strada, anzi, a fare marcia indietro. Il DDL 2079 in discussione al Senato – scrive l'Antitrust il 1 settembre di quest'anno in una segnalazione inviata al Governo e al Parlamento - contiene norme che pongono limiti all'apertura di nuove farmacie, sono restrittive della concorrenza e hanno conseguenze negative sui prezzi dei farmaci, sulla qualità del servizio e sulla libertà di scelta dei consumatori.

Il nuovo pannello solare? È uno spray trasparente

Alcune aziende americane, norvegesi e cinesi annunciano di aver prodotto sistemi "a pellicola" applicabili su tutte le superfici e in grado di produrre energia elettrica. Ma siamo ancora nella fase dei prototipi, solo nel 2016 la produzione reale
di PAOLO PONTONIERE - repubblica.it


SAN FRANCISCO - La frontiera delle ricerca nel campo delle energie rinnovabili appartiene di sicuro alla nebulizzazione, cioé pannelli solari "spray" applicabili su qualunque superficie. Una tecnica favoleggiata già agli inizi del nuovo secolo, quella delle cellule solari che si spruzzano cioè come se fossero una lacca per capelli, che ricevette un forte impulso nel 2005 quando un gruppo di ricercatori dell'università di Toronto in Canada annunciò d'essere riuscito a produrre una plastica nanomerica. Non solo era in grado di sfruttare gli infrarossi solari per sviluppare energia elettrica, ma che per le sue proprietà chimico-fisiche poteva essere anche spruzzata sulla superficie di un edificio, di una macchina e anche dei vetri di casa come se fosse stata una vernice tradizionale.

Dalle potenzialità produttive portentose - almeno a livello teorico - la plastica solare pensata dai ricercatori canadesi sarebbe stata in grado di produrre 5 volte più energia elettrica di qualsiasi cellula solare che all'epoca era disponibile sul mercato. Sebbene al tempo i ricercatori avessero affermato che la nuova tecnologia era dietro l'angolo e avrebbe rivoluzionato il mercato del solare, fino ad oggi di applicazioni concrete e commercialmente appetibili non se ne sono ancora viste. La brillante idea dei ricercatori canadesi è rimasta quella che era: un'idea geniale che però non ha mai superato lo stadio del prototipo.

Le cose però adesso stanno per cambiare. E anche rapidamente. Una compagnia norvegese, la EnSol, ha infatti appena annunciato che entro il 2016 metterà in commercio una pellicola solare spruzzabile che potrà essere usata per dipingere qualsiasi superficie. Da quelle dei muri casalinghi, a quelle degli autoveicoli, agli steccati e anche i vetri delle finestre, in questo caso senza impedire il passaggio della luce.

A differenza della tecnologia annunciata nel 2005 dall'università canadese, quella della EnSol, grazie ad un nuovo metodo per la sua applicazione che sfrutta un processo simile a quello della parete fredda - quello che porta per esempio alla condensazione del vapore acqueo sulle finestre d'una macchina durante una giornata rigida - presenta dei grandi vantaggi pratici rispetto a tutte le altre soluzioni ipotizzate fino ad ora e si presta egregiamente all'applicazione sul vetro.

"Uno dei maggiori pregi della pellicola che si riesce a produrre con questo metodo è che la si può applicare senza nessuna difficoltà a qualsiasi superficie trasparente, anche alle finestre di casa, senza comprometterne le capacità intrinseche di far passare la luce, ad esempio", ha affermato Chris Binns, professore di nanotecnologia nel dipartimento di fisica e astronomia all'università di Liecester. Binns sta aiutando la EnSol a sviluppare un modello commerciabile della nanosostanza solare. "Ovviamente per produrre energia elettrica una parte della luce deve essere assorbita, diciamo un 8-10 per cento. Se lo si usa sulla finestre non si perde tanto, perché è come se ci fossero dei vetri affumicati. Quando la si applica alle pareti esterne di un edificio, e anche sui tetti, può essere usata come una vernice vera e propria, raggiungendo spessori più grandi che sono così in grado di produrre una maggiore quantità di energia". Alla EnSol sostengono che i loro pannelli spray sono in grado di convertire in energia elettrica oltre il 20 per cento dell'energia solare che assorbono.

Ma l'azienda norvegese non è l'unica a muoversi nelle atmosfere rarefatte della nanotecnologia solare. A farle compagnia ci sono anche cinesi e statunitensi. La prima, la CinHua, ha sviluppato un pannello solare che può essere usato per sostituire le finestre di un edificio. Usando le finistre prodotte da loro (che sebbene siano state presentate dal sito online Engadget all'inizio dell'anno sono ancora allo stato di prototipo), l'Empire State Building di New York (che di finestre ne possiede ben 6500) potrebbe produrre ogni giorno 13 kilowatt di energia elettrica.

Sul versante statunitense si distingue invece la New Energy Technologies che, in collaborazione con l'università della Florida meridionale, ha prodotto una vernice fotoreattiva - la SolarWindow - che può essere pure lei applicata ai vetri di una finestra e sulla cui tecnologia mantiene un riserbo strettissimo. Secondo la ditta americana, una finestra-pannello solare prodotta con il suo metodo ha un rendimento di 300 volte superiore a quello di un "pannello" tradizionale. Inoltre, a differenza delle vernici solari proposte dai suoi concorrenti, quella della New Energy Technology non solo può essere applicata a temperatura ambiente come si farebbe con qualsiasi vernice, ma riesce a produrre energia elettrica sia con la luce naturale che con quella artificiale.

(26 settembre 2010)

Parte la campagna «Patagonia senza dighe»

OGGI ACCADRA'. Parte la campagna «Patagonia senza dighe»
Luca Manes Crbm
[21 Settembre 2010]

Oggi a Roma la conferenza stampa di presentazione della campagna, lanciata in Cile da 71 organizzazioni e in Italia da un nutrito gruppo di realtà della società civile, a partire dai movimenti per la difesa dell'acqua bene comune. Una delegazione sarà in Patagonia tra fine ottobre e inizio novembre

È stata lanciata oggi a Roma la campagna italiana Patagonia senza dighe. A raccogliere l’appello rivolto dalle 71 organizzazioni che compongono la coalizione internazionale del Consiglio per la Difesa della Patagonia un nutrito gruppo di realtà della società civile italiana formato da Aktivamente, Asal, A Sud, Campagna per la riforma della Banca mondiale, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, CEVI, Comitato Italiano per il Contratto mondiale sull’Acqua, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Ass. No. Di, Servizio civile internazionale.
La campagna si oppone alla costruzione di cinque mega dighe in uno degli angoli più remoti ed impervi della Patagonia cilena, nella regione meno densamente popolata del paese che ha preso il nome di Aysen, dal termine mapuche achen. È in quel meraviglioso angolo di mondo, vero paradiso per gli appassionati di montagna e della natura più in generale, tra cascate mozzafiato e canyon formatisi nel corso di milioni di anni, che si sta pianificando la realizzazione degli impianti idroelettrici, dal costo totale di oltre cinque miliardi di dollari, che dovrebbero imbrigliare il corso del Baker e del Pascua, due fiumi «ancestrali», in quanto da milioni di anni le loro acque partono dalle Ande per poi finire la loro corsa nell’Oceano Pacifico. Il consorzio costruttore è composto da compagnie locali, canadesi, spagnole fra cui spicca il nome dell’Endesa, controllata dell’italiana Enel.
«Non sappiamo nemmeno quante siano le grandi dighe nel mondo, sicuramente sono decine di migliaia e hanno contribuito a stravolgere e devastare interi territori» ha dichiarato Caterina Amicucci della Campagna per la riforma della Banca mondiale. «Non possiamo ignorare la richiesta che ci è giunta dalle organizzazioni cilene, non solo perché a essere coinvolta è un’azienda italiana, l’Enel, per oltre il 30 per cento di proprietà statale, ma anche perché il caso delle dighe in Patagonia è paradigmatico di un modello di sviluppo errato e dannoso» ha spiegato la Amicucci.
Juan Pablo Orrego, portavoce del Consiglio di Difesa della Patagonia Cilena, ha denunciato come «in Cile il diritto all’acqua è stato letteralmente rubato alla popolazione durante la dittatura di Augusto Pinochet; la costituzione promulgata in quegli anni e l’annesso Codice dell’Acqua hanno di fatto regalato le risorse idriche del paese al settore privato, ragione per cui l’Endesa, dal febbraio 2009 controllata dall’Enel, ha potuto mettere le mani sui fiumi della Patagonia senza colpo ferire».
«Eppure – ha continuato Orrego – il Cile ha un potenziale tra i più alti al mondo per quanto riguarda le fonti rinnovabili, soprattutto il solare a nord del paese. Se le cinque mega dighe sul Pascua e il Baker dovessero vedere la luce, per oltre un decennio il fabbisogno energetico nazionale risulterebbe saturo e non ci sarebbe alcuno stimolo, alcuna ragione per investire nella ricerca e nelle infrastrutture per le rinnovabili. Ma alle compagnie i progetti idroelettrici fanno più gola per un semplicissimo motivo: l’acqua è gratis».
La mastodontica linea di trasmissione di ben 2.300 chilometri che porterà l’energia idroelettrica prodotta in Patagonia nel Nord del Cile, a tutto vantaggio delle compagnie minerarie che utilizzano il 35 per cento dell’energia del paese, avrà ripercussioni molto serie dal punto di vista ambientale. Inoltre metterà in pericolo alcune popolazioni indigene, tra cui quelle dei Mapuche. Eppure sulla linea di trasmissione non è stato ancora condotto alcuno studio di fattibilità e di sostenibilità ambientale e a tutt’oggi non sappiamo come si intende procedere in proposito.
«Una delegazione della Campagna sarà in Patagonia tra fine ottobre e inizio novembre, nel frattempo uno dei nostri obiettivi è sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su un progetto di tale portata», è il messaggio lanciato da Paolo Carsetti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua alla fine della conferenza stampa di presentazione della campagna.

Pane e vestiti fatti in casa ecco gli apostoli verdi

Il movimento del risparmio ecologico "Così consumiamo la metà senza troppi sacrifici". La rete di mille famiglie cattoliche ed "equo-solidali": bollette tagliate ma identico stile di vita
dal nostro inviato MICHELE SMARGIASSI -repubblica.it

Pane e vestiti fatti in casa ecco gli apostoli verdi

MARGHERA - Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Anzi no, dacci solo la farina (biologica), che il pane ce lo facciamo da soli, in casa. Quello di Marta ed Ezio, insegnanti, una figlia di 5 anni, è caldo e croccante, ma soprattutto è "giusto". È un pane ecologico e morale, un pane "liberato". "Sei anni fa, sposandoci, scegliemmo di non essere di peso né all'ambiente né al Sud del mondo". Acqua di rubinetto, pannelli solari, scambio di vestiti, niente tivù, al lavoro in bici, e alla fine del mese si fanno i conti. Con la calcolatrice. Marta ed Ezio sono cattolici praticanti, ma il loro non è un fioretto, è un impegno, e gli impegni si calcolano. "Quest'anno abbiamo sforato sulle vacanze. Risparmieremo sull'elettricità".

Marta ed Ezio sono una famiglia "bilancista", una tra oltre mille organizzate in 42 gruppi locali dal Trentino alla Sicilia. Apostoli del sostenibile, predicatori dell'eco-solidale, difensori del Creato, sono un movimento cattolico se non altro perché lo fondò e lo coordina ancora un sacerdote, don Gianni Fazzini, che però se gli proponi l'etichetta di "ecologismo cristiano" te la corregge: "Siamo un movimento di liberazione". Da cosa? "Dallo stato di schiavitù del consumatore, in teoria padrone del mercato, in realtà succube di un immaginario del benessere che lo sfrutta per il profitto di pochi".

Una Greenpeace col segno di Croce? "Cristo ci invita ad essere liberi, noi scegliamo come. Una mano ce la dà anche quel signore lì". Gandhi: è pieno di poster del Mahatma l'ufficetto alla periferia di Marghera dove don Gianni, classe 1937, ex prete operaio, parroco di San Eliodoro ad Altino, tiene i legami col suo movimento "leggero" (niente statuto né veste giuridica) che senza clamore esiste e resiste da diciassette anni. Una rete di famiglie solidali che però ora ha pensato di alzare un po' la voce. L'assemblea nazionale dei "Bilanci di giustizia" si concluderà stasera a Massa Marittima calcando sulla parola Politica, con la maiuscola.

"All'ultima assemblea alcuni amici ci misero un po' in crisi: voi fate belle cose ma siete "poco politici", non basta il pane in casa, dovete fare i conti col potere". Hanno ragione? "Me lo sono chiesto. Poi ho pensato, la Giovanna a Messina ha messo su una cooperativa di installazione del solare termico, Giorgio a Bologna distribuisce la pasta madre per il pane, l'Antonella in Trentino promuove le piste ciclabili, Andrea a Torino ha inventato i distretti dell'economia solidale... E allora un po' di politica forse la facciamo già".

Del resto tutto cominciò nel '93 a Verona con uno slogan quasi sovversivo: L'economia uccide, bisogna cambiare. Era un convegno mondialista di "Beati i costruttori di pace", e un centinaio di famiglie decisero di cominciare a cambiare in casa propria. Cambiare cosa? "Chiesi aiuto a un economista, mi suggerì: "Se un'azienda vuole cambiare gestione, parte dal bilancio". Geniale. Infatti partimmo dal bilancio di casa". Funziona ancora così: ogni famiglia "bilancista" si impegna a compilare ogni mese e inviare alla sede centrale un rendiconto minuzioso della propria economia domestica, una partita doppia "etica": su una colonna le spese effettive divise per capitoli, su quella a fianco le spese "spostabili secondo giustizia".

Ogni mese ci si dà un obiettivo. Mollo l'acqua minerale e bevo l'acqua "San Rubinetto". Abbasso il termostato. Regalo e ricevo i vestiti dei bimbi. Lavo a mano. Compro frutta e verdura solo di stagione. Autoproduco in casa quel che posso. Riparo la bici (e la uso). Ogni famiglia "bilancista" riceve poi una carta sconti, L'Altracard, risposta polemica alla social card di Tremonti. "Non la puoi usare nei negozi ma vale di più": dà accesso a un sito dove un programmino ti calcola quanto stai risparmiando con i comportamenti "sostenibili". Anche centinaia di euro al mese.

Con l'aiuto del tedesco Wuppertal Institute, i "Bilanci di giustizia" hanno cominciato a misurare i propri successi. I risultati sono sorprendenti. Rispetto alla famiglia italiana media Istat, le famiglia "bilanciste" consumano il 16% in meno, con significativi trasferimenti di poste: meno 49% nell'abbigliamento, addirittura -56% in cosmetici e detersivi, più 72% in divertimenti e cultura. I consumi energetici sono la metà di quelli medi (107 litri d'acqua al giorno contro 192, e 599 Kwh annui contro 1202). Dal punto di vista etico, la famiglia "bilancista" sposta ogni anno quasi il 20% delle proprie risorse su prodotti meno "ingiusti". Tutto senza sacrificare il proprio stile di vita: l'indice di soddisfazione si colloca sul 5 in una scala di 7.

Ma la scelta del bilancista non è utilitaria: comprare prodotti biologico o equo-solidali in realtà costa di più, anche se "proprio per questo ne sprechi meno", non molla Marta, "ma il vero guadagno non è monetario". Per scambiare vestiti devi avere molti amici e frequentarli: devi costruire relazioni. Dario e Antonella hanno scoperto che invitandosi a cena una volta alla settimana si risparmia e ci si diverte.

Quando Enrico e Serenella hanno dovuto cambiare auto hanno lanciato un appello email a tutta la rete, "Ci aiutate a trovare la più "sostenibile"?", e s'è riunita un'assemblea (con grigliata finale). La differenza tra i bilancisti e un'associazione di consumatori è tutta qui: "Non lo facciamo per risparmiare, ma per nostalgia di giustizia", dice don Gianni. E allora, da oggi questa cosa è giusto chiamarla Politica: "Le nostre famiglie vivono in città in preda alla corruzione, alla non-cura del bene comune. Noi in questo sfacelo vogliamo camminare puliti". Lo vede, don Gianni, che alla fine torniamo al punto: inquinare, sprecare sono peccati. "No! Sono schiavitù. Di questo sistema siamo le vittime, non i colpevoli. Quindi dobbiamo liberarci, non pentirci".

(29 agosto 2010)